Pittura e scrittura. Annotazioni per una mostra


Alessandro Taglioni

 

 

Da dove viene la pittura? Seguendo il filo di alcune citazioni — cominciando con Dante, che nella Sua Divina Commedia racconta dell’eugubino miniaturista Oderisi, per concludere con l’immane narrazione dello storico dell’arte Roberto Longhi, tanto eccellente quanto misconosciuto — siamo tentati di affermare che essa accompagna, dal Duecento, la scrittura. Consideriamo primissime opere pittoriche, per esempio, i codici miniati, il libro d’ore o la bibbia di Corradino. Che dire poi della bellezza delle epigrafi etrusche e romane. Probabilmente, i pittori del Duecento li avevano studiati, li avevano letti, i codici. Altrimenti, come sarebbero giunti alla scrittura dei forzieri, dei cassoni, delle tavolette, nonché dei tessuti, delle ceramiche? Come avrebbero potuto esistere orafi anatomisti quali Pollaiolo e Verrocchio? E capostipiti del Rinascimento quali Masaccio e Veneziano?

Ecco la scrittura del ritratto mediterraneo: un po’ Etruria, un po’ Roma e Firenze. E la bottega fiorentina arriva a Milano, arriva a Spoleto e altrove. Nel Quattrocento si parlerà così, pienamente, la lingua del rinascimento. Il catalogo d’arte antica a disposizione dei pittori e degli artisti come modello cui ispirarsi era soprattutto costituito dalle lapidarie, dai reperti e dalla numismatica. Da questa manualità, – come si direbbe oggi, meglio sarebbe – dalla mano intellettuale, mano dell’artigiano, mano dell’artista, nasce la poetica “copiosa e varia”  citata da Alberti. Tutto ciò ha contribuito poi a un’altra scrittura, quella del rinascimento. La pittura rinascimentale procede dal cielo cristiano, dal testo cattolico, ma questo non vale forse anche per l’intera Europa?

Potremmo azzardare che, oggi, la missione del lettore, dell’artista, dello scienziato, sia quella di elaborare il lutto della decadenza seguita al Cinquecento, che condusse, lentamente e inesorabilmente, sia pur con pregevoli eccezioni, all’estinzione laicista della scrittura dell’intera tradizione mediterranea. Ancora, con la pittura e la scrittura, si tratta di annotare, di  leggere, fino a intendere. Quasi un primato, quello della lettura, per intendere come anche la pittura tragga con sé l’epigrafe, la stele o calligrammi che attestino – per l’artista che non abbia necessità di complicarsi la vita inseguendo lo Zeitgeist – l’insorgenza e l’emergenza di un’altra lingua, una lingua non contemporanea, una lingua che non rispecchia l’epoca.

Questa lingua non è ancora, forse, l’etrusco o la lingua di Dante? La pittura è anch’essa una lingua, lingua dell’oggetto, lingua del ritratto, lingua del paesaggio. Lingua senza semplificazioni e senza concetti. Così le opere con cui mi sto provando, in particolare quelle dell’ultimo decennio, sono “scritte”, dipinte secondo serie che riguardano, per esempio “l’architettura della collina”, dove si tratta della memoria e del paesaggio; e le Marche hanno certamente contribuito a tale scrittura. Altra serie è quella dei “glifi”, o quella dei “sacramenti” e degli “ideogrammi” che non c’entrano nulla con le parole in libertà. Invece nella serie dei sacramenti si tratta, fra l’altro, di una trasposizione di alcune opere di Maso di Banco. Comunque, sempre, si tratta e si tratterà dell’invenzione che custodisce la tradizione, soltanto così l’arte potrà vivere di entrambi i suoi aspetti: follia e rigore.

 

 

Alcune citazioni

Giorgio Segato
Risonanze e stratificazioni, ritagli e frammenti che contaminano forma e colori, caleidoscopio informale che allude a paesaggi possibili e alle infinite possibilità di sognare sul paesaggio, alle variabilissime prospettive, ai mutamenti del punto di vista e dell’intensità dello sguardo. Esiti per accumulo di ritagli, di frammenti, di strisce, coloratissimi coriandoli, scie, intricati nidi cromatici.

Ruggero Chinaglia
Taglioni qui dice che la materia della pittura, la materia dell’arte e la materia delle sue opere è materia della parola, è materia intellettuale, è materia originaria, dunque è impossibile adeguarla a un codice ermeneutico per ricondurla a un filone. Questo è molto interessante perché c’è una provocazione sia nel libro sia nelle sue opere che va in direzione di chi si accosta alla sua produzione pittorica. Ciascuna sua opera è un invito alla lettura, un invito non tanto a classificare come questa produzione possa inserirsi in una storia dell’arte, ma una provocazione e un invito a leggerla, a leggere ciò che vi sta scritto, a leggere il codice che è proposto in ciascuna opera, non riportandolo a un codice comune ma individuando, cogliendo, cercando il codice che comporta la sua scrittura. In questo senso, nel libro, indica che da parte sua, come intellettuale, come scrittore, come pensatore non c’è nessuna condivisione con la gnosi filosofica, religiosa, laica.

Fabio Girardello
Compare la grafia, fatta di elementi stenografici, autonomi e interagenti con l’insieme, disseminati nello spazio o raccolti in “grappoli”, che disegnano una sorta di partitura, la cui leggibilità per trasparenza chiarifica l’ordine temporale di esecuzione: in tal modo, in comune con la scrittura musicale, la scrittura pittorica di Taglioni conserva e enfatizza anche l’elemento temporale.

Claudio Cerritelli
Questa è la qualità della pittura, in Taglioni c’è un forte interesse verso la pittura come scrittura, lo si vede in alcuni dipinti dove ci sono tracce di scrittura, di geroglifici, di valenze grafiche poste in relazione con tutto il resto. Sì, la scrittura è questo, ma per T. la scrittura è anche il segno “puro”, non soltanto l’apparizione di una lettera o un ritaglio di parola, ma anche il segno, che ha il valore di una pagina scritta continuamente; per esempio, la serie di carte presente in questa mostra sembra proprio ricondurci alla pagina scritta, alla pagina cromatica, che l’artista, volta per volta, quotidianamente produce, per trovare una continuità, un filo ininterrotto, e quindi la tessitura, la stratificazione, il dinamismo, e sopra tutto il piacere del colore, che si dà nella sua lucentezza, nel suo essere un colore calorico, mai freddo se non in alcuni fondi grigi di opere alle mie spalle, però è sempre l’attività continua del colore. Perché il colore è la cosa che meglio “conosciamo”, ma di cui non sappiamo bene tutte le possibilità, e allora il pittore non si lascia condizionare dal fatto che il colore ha una storia lunghissima che affonda nella storia della pittura antica. Il colore è ancora nostro, è ancora qui, nell’attualità, nei nostri sogni. Il colore è quotidiano, è il corpo, è la pelle.

 

 

Note sull’autore
Alessandro Taglioni è nato a Macerata nel 1958. La sua formazione prende avvio nel Veneto: a Padova frequenta il Liceo Artistico, un corso di restauro e la scuola di grafica. A Venezia studia con il maestro Emilio Vedova, nel corso di pittura all’Accademia BB.AA. Contemporaneamente, alla Summer Accademy di Salisburgo, fondata da Oskar Kokoska, lavora con il maestro José Ciuha. A Salisburgo espone per la prima volta nel ’74. Seguono altre personali e prestigiose collettive in Italia e all’estero. Nell’84 la sua ricerca artistica e culturale lo porta a Milano, città dove tuttora vive e lavora.

Pubblicazioni: Alessandro Taglioni, La materia, Dio, l’arte, Spirali, Milano 2009; Alessandro Taglioni, Pittura, catalogo delle opere, 2009; Alessandro Taglioni, Pitture digitali, 2000; L’Italia nella pittura, Spirali/Vel, Milano 1994; Come dentro uno specchio: l’Europa nell’arte italiana 1990-1900, Spirali 1991; Biennale giovani, Panda 1988.

Alcune esposizioni: 2011, Galleria Arianna Sartori, Mantova; 2010, Premio Limen, Vibo Valentia; 2009 Padova, Museo Civico Galleria Cavour – Bologna, Circolo Artistico – Galleria Civica di Bozzolo, (Mn); 2008 Este (Pd), Sala Pescheria Vecchia – Venezia, San Gregorio Art Gallery – Bassano del Grappa (Vi), Galleria Scrimin; 2007 Chongqing (Cina), Planning Exhibition Gallery – Milano-Senago, Museo della Villa San Carlo Borromeo; 2006 Vittorio Veneto (Tv), Palazzo Gaiotti; 2004 Ferrara, Galleria Il secondo rinascimento; 2002 Milano, Museum of the Second Renaissance; 2001 Ferrara, Galleria Il secondo rinascimento – Lausanne, Galerie Corps et Scène; 2000 Padova, Museo Civico del Santo; 1999 Padova, Galleria Fioretto; 1998 Bologna, Galleria Il secondo rinascimento; 1995 Ferrara, Galleria Il secondo rinascimento – Macerata, Galleria del Teatro Lauro Rossi; 1994 Geneve, Café Littéraire – MilanoSenago, Museo Villa Borromeo; 1992 Piove di Sacco (Pd), Centro Piovese d’Arte e cultura; 1991 Torre Pallotta, Altomonte – Galleria Civica, Abano Terme (Pd); 1990 Padova, Galleria Il Sigillo; 1989 Padova, Cattedrale ex Macello, Selezione Bevilacqua La Masa; 1988 e 1986 Padova, Cattedrale ex Macello; 1978 Padova, Oratorio San Rocco; 1975 Abano Terme (Pd), Galleria Il Gerione; 1974 Salzburg, Sommer Akademie für Bildende Kunst.

Sito: http://www.taglioni.com

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