Piero Mazzarella. L’artista e l’attore


Piero Mazzarella

 

 

Intervista a Piero Mazzarella a cura di Masha Sirago

 


Masha Sirago Quale emozione ha provato la prima volta che è salito sul palcoscenico?

Piero Mazzarella A dir la verità non ho provato nessuna emozione, perché io e mio fratello essendo figli d’arte di due artisti – di un’attrice milanese e di un attore siciliano – le vacanze non le abbiamo mai fatte, abbiamo conosciuto il mare molto tardi perché durante le vacanze continuavamo ad andare in giro per l’Italia, per i teatri del Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, che erano i più percorribili,  con quello che una volta chiamavano “gli scarrozzanti”. Non avevano delle carrozze, avevano dei carri. Così fragili che quando faceva freddo si spaccavano i mozzi delle ruote e gli scarrozzanti cedevano nella melma che trovavano strada facendo. Gli scarrozzanti sono stati valorizzati da uno scrittore genovese, dicendo che la parola “guitto” era stata inventata per dire attore disordinato, squinternato, e invece era una parola molto importante che voleva dire soltanto povero. Ricordo agli uomini che più povero di tutti è stato Gesù Cristo, infatti non nacque neanche in una casa ma in una stalla. Si dice che Erode abbia fatto uccidere 5000 bambini nella speranza di uccidere lui, il bambino Gesù, ma si dimentica che Torquemada, il capo dell’Inquisizione, fece di Giovanna D’Arco la pulzella d’Orleans finché gli fece comodo e la bruciò in piazza come una strega quando alla Chiesa di allora fece comodo in un altro modo.

Masha Sirago Cosa ricorda degli esordi della sua carriera di attore?

Piero Mazzarella Mi ricordo tanta fame, tanto freddo. Ma alle 11 e mezza di sera, quando lo spettacolo era finito, dal sottopalco uscivano certi profumi! C’era una macchinetta – Primus – che si pompava col petrolio e che serviva a fare da mangiare; si metteva sopra il cibo, e mentre gli attori recitavano, la macchinetta andava. La sera, finito lo spettacolo, le tavole che erano servite per l’Otello, con una tovaglia di carta bianca, servivano ai guitti, agli scarrozzanti, ai poveri per mangiare. Tutti trovavano buonissimo il cibo che era stato preparato strada facendo nel sottopalco da una della compagnia a turno, mentre sopra gli attori magari interpretavano addirittura la parte di un imperatore! Era un vivere “passo passo”, un vivere antico.

Masha Sirago Quando ha compreso che la sua era una vera vocazione per la recitazione?

Piero Mazzarella Ho scoperto che per me era una vocazione la prima volta che, seguendo i miei genitori e mio fratello, mi fecero far la parte della bambina, in quella sera che facevano “I miserabili”. Normalmente la bambina che interpretava “Cosetta” la sceglievano sul paese dove arrivavano, le davano delle caramelle e la portavano in scena senza parlare. Invece quella sera lì la bambina non la trovarono e mio papà mi guardò senza parlare, mi vestirono da bambina e ricordo che dissi la mia prima “papera”. Alla domanda: “Perché hai fatto così tardi?” ho risposto: “Perché ho bussato ma non mi hanno aprito”. Era la mia prima “papera”. Da quella si capiva che non ero un attore drammatico ma sarei diventato un attore comico. Ricordo che una volta ero seduto palcoscenico mentre sotto stavano provando. Mio padre mi cercava, viene su e mi trova seduto sopra della corda arrotolata che serve per lavorare, quasi addormentato. “Ti stiamo cercando dappertutto, perché sei qui?”. La mia risposta fu: “Ma tu lo senti questo buon odore di teatro?” Sentivo già l’odore di teatro, volevo dire che ero già rovinato a quell’età. Io sarei diventato un attore comico, perché avevo fatto diventare una battuta comica quella che era una battuta drammatica.

Masha Sirago Con quali attori di teatro ha condiviso momenti indimenticabili della sua vita?

Piero Mazzarella I miei momenti indimenticabili li ho vissuti con due attori, un uomo e una donna. Lui era Alberto Sordi, lei era Clair Bloom. Una donna che aveva vinto 3 Oscar. Sordi ne “Il Maestro di Vigevano” era di una bravura eccezionale. Il regista si chiamava Siepi, era giovanissimo, e voleva proprio attori giovanissimi. Sordi fece un’interpretazione che forse al regista non piacque molto perché era lontana dalla corde di Alberto, ma per me che ero un attore nato senza saperlo trovai che fosse un personaggio perfetto. Sordi aveva una grande intelligenza artistica, ed è stato uno dei primi che vidi e sentii inventare battute in scena. Durante le prove de “Il maestro di Vigevano” c’era un Sordi, e durante le riprese cinematografiche ce n’era un altro molto più efficace. Questo perché i registi lo imbrigliavano un po’ e non gli permettevano di dire cose che magari facevano ridere noi ma potevano dar fastidio agli altri. Non dimentichiamo l’importanza che ha avuto la Chiesa allora. A quel tempo sarebbe stato impossibile portare in scena quello che ho portato io adesso ultimamente “Milano perché”: Quattro cinque anni fa Papa Giovanni che non era un Papa qualsiasi, era un Papa che veniva dalla terra, dalla provincia, dalla polvere, dalla canonica, che mangiava pane pane, ecco perché io ho visto piangere degli atei sotto le sue finestre illuminate mentre stava morendo, ed io era lì tra di loro. “Possibile che al mondo debba morire un uomo simile?” Ma quella sera che io ero lì sotto la finestra del Papa, dicevano: “Il Papa sta morendo ma non c’è nessuno che lo sappia, perché non lo ha reclamizzato. E’ un uomo che muore senza sentire la morte che arriva”. “La sua vita è passata in mezzo alle tempeste, severo e sereno, perché aveva le ali della bontà che lo trasportavano, e questa è la vera gloria. Il suo nome appartiene al mondo per sempre. Come dire le Alpi, come dire il Danubio, come dire Roma”. Questo è stato il primo Papa Giovanni che io vorrei rifare adesso con degli altri accorgimenti, lasciando la figura del Papa come era, perché quella secondo me è intoccabile. Sono toccabili le figure di contorno, che sono venute e hanno vissuto all’ombra di una cosa così importante come la santità. Quando fu colpito dalle pallottole dell’attentatore, appena guarito lo andò a trovare: “Non devi morire di inedia per me, in quel momento se hai sentito così non eri tu, era un cattivo demonio che ti costringeva a farlo. Vedo che sei pentito, ti abbraccio perché tu sei mio fratello”. Ditemi se qualcuno ha fatto quello che ha fatto lui, ha avuto il coraggio di abbracciare colui che voleva ucciderlo. Questi sono gli uomini, quella è la santità, e quelli non si possono mai dimenticare. Quello che poi sarebbe diventato Sant’Ambrogio, venne mandato da Roma come esigente delle tasse. Venne a Milano per far pagare le tasse ai milanesi che non pagavano. Si innamora della città e diventa il patrono e vola alto in questa città. Quella cosa lì è impalpabile – dicono – ma io non so se sia vero perché bisogna essere dentro alle segrete cose. Nel corridoio vicino alla sua stanza vi era una cassapanca, sulla quale lui si sedeva perché era comodo, lui era abbondante come uomo. Si sedeva e sembra che molta gente importante andassero da lui per chiedere dei favori, e in cambio gli lasciavano assegni o soldi per i poveri della parrocchia. Lui metteva tutto in quella cassa che poi chiudeva. Alla sua morte, quando aprirono quella cassa, trovarono centinaia di milioni non spesi perché lui non aveva mai adoperato una lira di quello che gli era stato regalato per gli altri, per la povera gente, si privava magari lui di uno stipendio. Insomma, sono quegli uomini eccezionali che Dio fa nascere raramente, a beneficio dell’Umanità che soffre. E’ meglio cambiare discorso…

Masha Sirago Lei può vantare un numero considerevole di pièce teatrali alle quali ha partecipato come protagonista…

Piero Mazzarella 260. In Europa, colui che è didietro di me, è un attore veneto dell’Ottocento che ne ha fatte, di commedie, 98. Neanche la metà, un terzo di quelle che ho fatto io.

Masha Sirago Quale le è rimasta di più nel cuore e perché?

Piero Mazzarella Nel cuore? Un personaggio di una commedia milanese che si chiamava Dammatrà. Era custode di un vecchio teatro che io giorno sarebbe stato abbattuto per fare un garage, e quella sera lì rivendica tutti i personaggi che sono passati di lì, lui che non aveva mai potuto fare l’attore perché aveva fatto il guardiano. Quella sera lì fa tutti i personaggi che avrebbe voluto fare se fosse stato un attore, e morirà in scena. Di stanchezza. E morirà facendo l’Otello.

Masha Sirago Nella sua lunga carriera di attore ha preso parte anche a numerosi film. Quale parte e in quale film ha sentito più vicina alle sue corde di attore?

Piero Mazzarella Avevo firmato il contratto per la parte del film. Il regista, del quale non dico il nome perché è vivente, si rivolse a me con delicatezza per non toccare la mia sensibilità, e per dirmi che la parte era stata dirottata su Alberto Sordi, perché aveva un nome di richiamo più internazionale. Gli risposi: “Mi va bene, soltanto che non sono d’accordo con la cifra”. La cifra era quella che mi serviva per comprare la macchina per mio figlio. Me l’hanno accordata. Non so se per merito mio o perché fosse giusto che fosse così.

Masha Sirago C’è stata un’attrice o un attore che ha ammirato molto?

Piero Mazzarella C’è un’attrice che ho ammirato molto e che continuo ad ammirare, ed è la Giulia Lazzarini. Se la Giulia Lazzarini avesse avuto la fortuna di nascere 10 centimetri più alta, si sarebbe mangiata tutte le attrici italiane esistenti da quando faccio cinema e teatro sin a oggi.

Masha Sirago Con quale attrice e attore italiano o internazionale amerebbe avere accanto a sé in una prossima pièce e perché?

Piero Mazzarella Siccome Giulia Lazzarini è ancora viva mi piacerebbe avere Giulia Lazzarini che è molto più giovane di me. Come attore italiano mi piacerebbe Neri Marcorè, che secondo me non è stato sfruttato come si deve. Mi piacerebbe aver vicino Alain Delon. Fernandel, attore straordinario a livello internazionale. Io portavo il mio maestro, Ruggero Ruggeri, al doppiaggio, quando facevano gli episodi di Don Camillo, perché la voce di Cristo gliela feci trovare io, era quella del mio maestro, Ruggero Ruggeri che era già infermo, ed io andavo a prendere e lo accompagnavo in carrozzella al doppiaggio. Quando sentivano lui doppiare, piangevano tutti. Fu un grande successo “Don Camillo e Peppone”.

Masha Sirago Il lavoro teatrale a volte è duro e a volte ingrato, ma è anche un tirocinio eccezionale. Cosa si sente di dire a riguardo alle nuove generazioni?

Piero Mazzarella Alle nuove generazioni piace poco il tirocinio, hanno a disposizione un sacco di altre cose.

Masha Sirago Cosa pensa delle tante scuole di recitazione che proliferano in Italia?

Piero Mazzarella Bisognerebbe che ogni allievo di questi qui, imparasse a memoria e discutesse “La battaglia di Legnano”. Perché “La battaglia di Legnano” c’è tutto il teatro italiano. Tutta la geografia italiana. Tutti i luoghi comuni italiani. Ci chiamano artisti, sbagliano. Noi siamo degli attori. L’artista è uno che prende un pezzo di marmo e uno scalpello, fa il Mosè e poi gli dice: “Parla”. Quello è l’artista.

Masha Sirago L’arte è vita o la vita è arte?

Piero Mazzarella Sono due cose che dovrebbero andare a braccetto come se fossero, non “fratelli di nascita”, ma “fratelli d’incontro”. Quando la vita incontra l’arte è un incontro di combinazione. Pensa che si poteva trovare un metallo trovato nelle vecchie tombe Incas, di cui non ci conosce la qualità, di come è stato fatto. Io ho una piccola scultura, analizzata da tutti gli italiani che si occupano di quelle cose, e non si sa di cosa sia stato fatto. E’ stato trovato in uno scavo Incas da un ingegnere che è morto e aveva un braccio solo, tra l’altro, e tra le varie cose trovò quella roba lì, me la portò e me la regalò. Io l’ho fatta vedere a tutti coloro che si occupano di metalli, nessuno sa di cosa è fatto. L’hanno trovata a 2000 metri sotto terra.

Masha Sirago In quale teatro del mondo vorrebbe “mettere piede” e quale spettacolo amerebbe portare in scena?

Piero Mazzarella Mi piacerebbe andare al “Living Theatre” e portare in scena “Aspettando Godot” in una chiave moderna che ho in mente io.

Masha Sirago “Tutto il mondo è teatro”. E’ una frase ricorrente e famosa. Cosa ne pensa?

Piero Mazzarella E’ che oggi il teatro non è tutto il mondo. Il teatro vero appartiene a quelli che hanno 90 anni, io ne ho qualcuno di meno…ma siamo lì. Mia mamma quando sono nato io era in un teatro di paese, sul proscenio disse: “Vi ringrazio tanto, ma se mi permettete devo andare a partorire”. Anche “Il mondo è bello perché è variabile” è una frase fin dai tempi di Cristo. Tutto si ripete. C’è un detto: “Abbiate paura della collera dei buoni”. I buoni si sono rotti le scatole. Se le romperanno di più quando un giorno le donne, la moglie di uno di questi buoni che vanno a lavorare, una sera nell’intimità della camera non fanno l’amore ma parlano e lei gli dice: “Sei un bravo marito, un bravo padre, un ottimo fidanzato. Lavoro dalla mattina alla sera per i tuoi bambini. Dovremmo essere una famiglia felice. Ti devo dire che domani non so come fare la spesa”. L’uomo straordinario con altri uomini nelle sue condizioni entrano nei grandi magazzini e nei supermercati e portano via tutto quello che trovano. Non è una rapina. Non hanno i soldi, e non stanno rubando. Stanno prendendo quello che c’è, visto che la società non glieli dà, perché pur lavorando e comportandosi bene non vanno avanti… Questi non ci fanno i soldi per l’automobile, lo fanno per i bambini. E cosa diciamo “alla Storia” che ha bisogno sempre di giustificazioni? Diciamo che sono tutti ammalati, che sono tutti drogati? Nooo… i drogati sono quelli che la droga la vendono.

Masha Sirago Con suo fratello vicino, Lei ha portato in scena il teatro dialettale milanese. Lei ritiene che in una società multirazziale e globale ci sarà ancora spazio per tale tradizione? Chi crede possa essere il suo erede?

Piero Mazzarella Io eredi non ne ho, purtroppo. Devo dire la verità, C’è n’è uno che avrebbero potuto esserlo, se avesse seguito i miei consigli. Invece non li ha seguiti, è diventato ricco e fa il regista e produttore di se stesso. I suoi risultati non mi riguardano ma non può essere considerato un mio erede… Era uno che con me aveva imparato, dopo cinque anni che stava con me, a dire giuste le batture. Era stata anche una cosa pensata, con me. Con me era anche diventato bravo. Gli avevo insegnato molto. Un giorno che ero nel mio camerino mio fratello disse: “Son già due sere che c’è un applauso scritto nella sua andata via e non lo prende. Allora io guardai la scena e gli spiegai cosa doveva fare e quando doveva andare via. La sera dopo fece quello che io gli avevo suggerito e l’applauso venne. Lui è diventato miliardario e importante, e non mi ha mai telefonato per chiedere come sto di salute. C’è un vecchio proverbio milanese che dico in italiano che tutti lo capiscano: Dio non paga al sabato, ma alla domenica non c’è nessuno che avanzi niente da lui.

Masha Sirago Lei ritiene che la comunicazione attraverso i nuovi canali telematici (internet, facebook, twitter, ecc..) riesca a inventare una nuova comunicazione?

Piero Mazzarella Se l’intenzione di farlo è buona, ben venga. Ma è difficile inventare una comunicazione così. E’ il “porta a porta” che parla. Delio Tessa disse una frase bellissima. Quando gli chiesero chi fosse il suo maestro, lui rispose: ”Riconosco un solo maestro, il popolo che parla”.

Masha Sirago Si dice spesso che i politici “fanno gli attori!”. Lei che è veramente un grande attore cosa pensa di questi …”interpreti”?

Piero Mazzarella I politici non “fanno gli attori”, i politici hanno capito che facendo anche gli attori è importante. Io conosco dei politici, di cui non voglio fare i nomi per decenza, i quali credono che il congiuntivo sia una malattia degli occhi. Invece non lo sanno. Hanno alle loro spalle degli altri politici che gli hanno dato i mezzi per comprarsi le case. I politici e le banche sono apparentati, per mancanza di moralità.

Masha Sirago Quale è il motivo, assoluto e irrinunciabile, che la sostiene in questa sua avventura con il teatro?

Piero Mazzarella Un sogno che mi ha dato un giorno Walter Chiari, il quale non si era mai reso conto che la donna che lo aveva amato veramente vendeva i marron glacés in Corso Italia, Lucia Bosè. Eravamo amici. L’anno dopo diventa Miss Italia, va in Spagna sposa Dominguin, il più grande matador che sia mai esistito, si è sposata e ha messo famiglia, ha avuto un figlio. Poi non le è più importato niente del teatro. Questa è la storia di una donna che diventando madre dimentica le sue ambizioni, se pur le ha avute, perché la maternità è la cosa più importante del mondo. Walter Chiari non ha mai perso la testa per nessuna. Quando Walter finì di girare la parte di “Bellissima” di Visconti, andò dalla Magnani e le disse: Signora, per me lei è la più grande attrice, non so se è contenta di me”. Lei rispose: “Ao’! Tu sei un grandissimo, tu puoi fare tutto, non solo sei un grande attore ma hai l’umiltà di venire da me e scusarti perché forse pensi … Sei stato bravissimo!” Visconti amava Walter, soltanto che era un Visconti. Visconti era uno che diceve: “Il velluto lo voglio andare a comprare in Austria”. E’ tutta lì la storia.

Masha Sirago Cosa amerebbe dire sul palco e fuori dal palco all’amministrazione pubblica milanese che si occupa di cultura?

Piero Mazzarella Per occuparsi di cultura bisogna per prima cosa avere la disposizione ad amare la cultura e soprattutto amare il proprio Paese. C’è una razza che io amo tantissimo, ma che è lontana da me: sono i veneti ladini, i quali parlano il loro dialetto anche in Australia. Il dialetto vuol dire la nostra casa. Ecco perché Delio Tessa dice: “Amo il popolo che parla”.

 

 

 

Note sull’autore
Piero Mazzarella è uno dei più grandi attori del teatro italiano. Ultima incarnazione della scuola dialettale milanese. La sua gavetta è stata particolarmente lunga e il successo e la fama sono arrivate negli anni sessanta. Dopo la Seconda guerra mondiale si dedica prevalentemente alla rivista. E’ con il teatro dialettale che ha un indiscusso successo personale e di botteghino che lo portano a diventare l’attore con i maggiori incassi a Milano. Uno dei suoi personaggi più famosi è il Tecoppa. Attore molto apprezzato anche da Giorgio Strehler con il quale instaura anche un rapporto di stima e amicizia. Grande successo di pubblico televisivo nella miniserie tv “I Promessi Sposi”. Nel 1963 viene insignito del titolo di Commendatore della Repubblica. E’ stato insignito della medaglia d’oro del Comune di Milano nel 1974. Ha vinto innumerevoli premi teatrali, essendo un attore completo e non solo un attore comico dialettale come alle volte, in modo spiccio, è stato etichettato. Non ha mai trovato un suo erede artistico. Conosce a memoria 260 testi teatrali. Un record mai sorpassato.

 

Note sull’intervistatrice
Masha Sirago, fotografa, scultrice e scrittrice. Nasce a Milano e dopo varie esperienze nel mondo della tv, teatro, cinema, approda alla scrittura. Scrive racconti ironici dal punto di vista di Tiffany, la sua cagnolina maltese, con note di arte, letteratura, politica e costume. Collabora con alcune riviste online. Ha realizzato documentari con la dog-attrice e varie esposizioni di aforismi fotografici per “Vita da cani”, ricevendo importanti riconoscimenti dal mondo della cultura. (Mail: mashasirago@gmail.com)

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