Lo sguardo del fotografo. Intimità e distanza

Viviana Nicodemo

 

 

Guardare. Fra i vari etimi a cui è fatto risalire il termine, mi ha colpito wordon, antico tedesco, con il senso di “stare in guardia”. E in effetti chi guarda, prima dello scatto fotografico, è vigile, deve custodire il suo tesoro. Guarda con l’attenzione di una sentinella, scrutando il vicino e il lontano, la porta d’ingresso e l’orizzonte.

Hölderlin definiva la poesia un’“intimità della distanza”. Diceva che scrivere versi non significa buttarsi nel fuoco, come Empedocle nell’Etna, ma mantenere la voce nitida e partecipe nello stesso tempo. Lo stesso, credo, per chi scatta una fotografia. Intimità e distanza.

Fotografare guardando. Oltre l’empatia del “vedere” e l’enfasi della fusione con l’oggetto, ma anche oltre la freddezza di un’inquadratura elegante.

Stare in guardia, appostarsi, perlustrare. Lasciare che la scena sveli il proprio segreto. Mettere in scena il segreto. Allestire l’immagine. Rappresentarla. Immagine e teatro.

Nel mio lavoro indago proprio questa relazione corpo e scena. Colloco il corpo in una scena attraversata dall’assenza, anche di suono … l’individuo diventa l’unica nota, si creano dei nessi vitali tra spazio e corpo, tra la parte interiore astratta e il mondo.

Chiedo al corpo del modello di agire in base a sollecitazioni preordinate, ma attente al variare della scena, del tempo, della luce e della “temperatura” emotiva. Chiedo al suo corpo di entrare in uno stato di simulazione immedesimata, alla ricerca della radice del danno.

Dallo “scatto” fotografico vorremmo un’illuminazione. Scatto e scarto. Passaggio di piano. Una grazia di veggenza. Fulmine. Per questo, forse, così vicini al poeta e alla poesia: non felicità, parola dell’effimero, ma luce.

 

 

 

Note sull’autrice

Milanese, dopo gli studi classici, si diploma alla Civica scuola Paolo Grassi di Milano, corso attori. Ha recitato con vari registi (M. Navone, N. Garella, G. Sepe, A. Zucchi, N. Mangano, S. Pelczer) e ha fatto diverse letture poetiche (Dante, Tasso, Rimbaud, Dickinson, Rilke, Campana, Pozzi, Pavese, Bertolucci, Pagliarani, Mussapi, Majorino, Loi, Cucchi, De Angelis). Nel 2008 fonda con Sofia Pelczer l’associazione TeatroSguardoOltre, che ha una fitta collaborazione con biblioteche del Comune di Milano, con “La festa del teatro” e altre istituzioni. Ha pubblicato nel 2007 il libro fotografico Necessità dell’anatomia (Ed. Spirali), con versi di Milo De Angelis. Ha girato alcuni video legati alla poesia del ‘900, tra cui Un nome della via (dvd di 30 min. allegato a Colloqui sulla poesia di M. De Angelis – ed. La vita felice), Cento giorni dopo l’infanzia, Cantica. Sue installazioni visive sono state utilizzate in spettacoli teatrali e performance. E’ dell’ estate del 2009 la mostra fotografica Via dell’inizio, nel palazzo Ducale di Pavullo, nel Frignano, a cura di Paolo Donini.

Mail: nicborleon@tin.it

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