Artemisia Gentileschi. Storia di una passione

Masha Sirago

 

 

Arte e vita “si intrecciano” nella biografia della grande pittrice romana (1593-1653). Unica dei figli di Orazio Gentileschi ad essere attratta dalla pittura sin da piccola, crebbe tra i pennelli del padre cominciando a dipingere precocissima, muovendosi leggiadra sotto lo sguardo del padre. Orazio dipinge tra le sue figure femminili i tratti della figlia amata, sua confidente e compagna in pittura, avendola accanto a sé tutti i giorni, vedendola crescere non soltanto fisicamente.

Il Tassi detto lo Smargiasso dà lezioni di prospettiva alla 18enne figlia di Orazio, presso il quale lavora all’inizio del 1611 mentre è impegnato ad affrescare per il Cardinale mecenate l’interno di una loggetta nel Palazzi di Scipione Borghese a Montecavallo (Quirinale). L’uomo abita lo spazio e l’abita con una carica affettiva.  Forse è nata una certa complicità maschile col Tassi, e Orazio offre la figlia come creatura dipinta allo sguardo e al desiderio dell’ “amico”. E tra stimoli artistici, litigi, rivalità, denaro, committenze, avviene lo stupro di Artemisia; scoppia lo scandalo nel maggio 1611 a lavoro finito. Il processo ci sarà tra marzo e ottobre 1612.

Il corpo è lo spazio di esperienza. Come non ipotizzare che anche il padre possa aver abusato del corpo di Artemisia, pretendendone anche la proprietà sul collega? Incesto come diritto? Si ricordi la giovane Beatrice Cenci (1577-1599), abusata da padre e fratello, finito in parricidio. E se invece nella relazione con il Tassi Artemisia avesse voluto esprimere il suo ondivago bisogno di crescere libera da tutti e tutto, non solo artisticamente ma proprio come donna? Purtroppo tale bisogno era osteggiato e condannato dalla morale e dai costumi perché le donne a quell’epoca non avevano valore, né diritti riconosciuti, e non avevano una professione. Le donne libere facevano paura agli uomini, come può esserlo ancora oggi, ma è anche un modo per tenerle sottomesse.

Artemisia scelse le eroine dei suoi quadri tra personaggi biblici: Betsabea, Giuditta, Susanna, Lucrezia, Maddalena e in molti vedono in questa scelta il suo volersi affrancare dalla vita terrena per elevarsi attraverso l’arte. Le opere testimoniano la sua grande creatività, il suo stile che ha ricevuto l’influenza di Caravaggio, così come anche suo padre Orazio Gentileschi subì l’influenza del sommo maestro divenendo uno dei maggiori esponenti.

Artemisia trovò la sua individualità e identità artistica a Firenze, dopo il matrimonio riparatore consequenzialmente per mettere a tacere le voci dello scandalo che agitavano la vita mondana romana; alla corte del Granduca Cosimo II venne tenuta in grande considerazione per il suo talento. Successivamente ci fu un riavvicinamento al padre. Soggiornò anche a Napoli, dove a sua volta suscitò fermento artistico fra le nuove generazioni di pittori, divenendo un esempio da imitare.

Emblema per tutte le artiste che si sono affermate nel XX secolo, la rivoluzione di Artemisia parte da Roberto Longhi: “L’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura e colore, e impasto, e simili essenzialità”. Ma anche: “Una pittrice di razza, manualmente; come intelletto soltanto, inferiore; anche a suo padre”.

Dice di sé, Artemisia, a 52 anni: “Vengono ad una donna che è piena di questa merentia cioè variar soggetti in dela mia pittura: et mai si è trovato ne’ quadri miei corrispondentia d’inventione etiam in duna mano”.

 

 

 

Note sulla mostra

In mostra a Palazzo Reale a Milano dal 22 settembre 2011 al 29 gennaio 2012 una grande antologia su Artemisia Gentileschi. La mostra, forte di oltre 50 opere e documenti inediti, si prefigge di equilibrare i favori a ragione tributati all’eccellente genitore Orazio Gentileschi e presenta al pubblico ogni nodo essenziale e specifico della pittura di Artemisia.

La mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico composto da Alessandro Cecchi, direttore a Firenze della Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Appartamenti Reali e Giardino di Boboli; Roberto Paolo Ciardi dell’Accademia dei Lincei; Mina Gregori, presidente della Fondazione Longhi; Judy Mann, conservatore delSaint Louis Art Museum; Lorenza Mochi Onori, Soprintendente speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico per il Polo Museale della città di Napoli; Wolfgang Prohaska, Conservatore onorario del Kunshistorisches Museum di Vienna; Nicola Spinosa, Soprintendente onorario del Polo Museale napoletano; Renato Ruotolo dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e Andrés Úbeda de los Cobos, conservatore del Museo del Prado.

La mostra è accompagnata da un ampio catalogo – pubblicato da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE – con saggi di Roberto Paolo Ciardi, Roberto Contini, Mina Gregori, Rodolfo Maffeis, Judy Mann, Renato Ruotolo e Francesco Solinas. Apparati biografici e critici di Michele Nicolaci e Yuri Primarosa. L’esposizione è a cura di Francesco Solinas e Roberto Contini.

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