L’arte senza cui nulla funziona

Alessandro Atti

 

 

Nel neolitico l’uomo si mise a lisciare la pietra. Era una tecnica, con cui produrre armi e strumenti, ma era anche un’arte, che produsse le incantevoli statuette di donna che ancora oggi ammiriamo. Diecimila anni dopo, il poeta latino Ovidio ci racconta di Pigmalione, che era deluso delle donne reali, perché non erano come quelle nei suoi sogni. E, così, egli ne scolpì nell’ebano una bellissima e voleva farla vivere, lisciandola e accarezzandola, fino a quando la statua prese vita per grazia di Venere. L’artista di Ovidio, per giungere alla perfezione, cioè alla vita della sua creatura, usò ancora la tecnica neolitica del liscio, vecchia di diecimila anni: e fu la stessa tecnica usata dai costruttori delle locomotive o dei motori a scoppio, macchine che “vivevano” solo se i loro “organi”, cioè le sfere dei cuscinetti o i pistoni e i cilindri erano lisci.

Possiamo stabilire un confine fra la tecnica e l’arte? O dobbiamo concludere, invece, che l’ars dei latini coincide con la techné dei greci, cioè che la tecnica è semplicemente l’arte senza cui nulla funziona?

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