Riccardo Luchini. Urban landscape

Lodovico Gierut

 

 

 

 

Lodovico Gierut

Riccardo Luchini. Urban landscape
Testi di Lodovico Gierut e Anna Vittoria Laghi (Edizioni Comitato Archivio artistico-documentario Gierut, Marina di Pietrasanta)

 

(Per portare al lettore una breve testimonianza senza farne recensione, abbiamo raccolto in capitoletti alcuni brani degli autori. Lasciamo però al lettore che non ama perdere le belle omissioni, richiedere il libro all’editore. AL)

 

Pittore/Poeta

E’ un pittore/poeta che non ha mai chiuso i propri cassetti, e forse è proprio per questo motivo che oggi viene considerato una tra le maggiori voci artistiche della sua generazione operanti stabilmente nel ricco territorio toscano, e non solo.

Il tempo gli ha dato ragione, ma la prova più tangibile non sono soltanto le più che positive constatazioni critiche giuntegli, o l’acquisizione di sue opere da parte di prestigiose collezioni pubbliche e private, ma quella “creatività” che balza agli occhi di qualsiasi amante dell’Arte: la prosa, pur di spessore, si è trasformata in poesia.


Gli olivi toscani

Conoscere quest’uomo dai capelli brizzolati e dagli occhi glauchi, sempre chiaro e spesso di poche parole, è “entrare nella sua arte”, così che parrebbe non calzante, ma lo è, il ricordo di una nostra conversazione di alcuni anni fa dedicata agli olivi toscani.

Nell’occasione rammentò uno dei momenti del cosiddetto “dopo raccolta delle olive”, quello in cui “… i tanti piccoli rami secchi e il fogliame erano radunati a mucchi nell’oliveto, e poi veniva dato loro fuoco… il fumo verso l’alto… con la cenere e qualche stecco che restavano lì a terra formando una chiazza scura accentrata di colori grigi e neri, traccia del lavoro, della fatica delle donne e qualche volta anche di noi ragazzetti nello sbattere prima i rami carichi di frutti preziosi, e poi nel raccoglierli velocemente, chinati, uno ad uno…”.

Indubbiamente le finestre della memoria s’aprono per qualsiasi artista, cosicché i fumi della grande città, come quello avvolgente dei falò di cui alle parole or ora citate di Luchini, e le vedute delle Stazioni vecchie – quelle che capita di vedere velocemente dal treno prima di entrare in una Stazione centrale – degli Scali, dei Cantieri e degli “Spazi urbani” sono altrettanti capitoli da lui firmati e fermati nelle opere.


Invenzione e tradizione

Segni/colori convenzionali, comunicazioni essenziali e verità sono i luoghi di scoperta di un animo pensante che sa sempre concentrare l’attenzione su piccole/grandi cose quotidiane: è tale il suo atto logico che investendo la realtà, le riserva la prerogativa di fondere un intero e corposo bagaglio tecnico/culturale, sì da unire l’invenzione alla disciplina.

Lungi da una critica non incentrata sulla descrizione particolareggiata delle immagini, pensiamo che le sue opere caratterizzate da un’aura leggermente inquieta e venata di melanconia, possiedono una luce che vive, contrapponendosi alle molte negatività dell’oggi.


Silenzio e frastuono

Silenzio e frastuono, ambedue appartengono alla sua poetica pittorica.

Il primo attiene l’intimismo dei luoghi che ritrae nelle sue opere: si tratta di oggetti del quotidiano (barattoli di colore, pennelli e tavolozze, bottiglie e bicchieri…) collocati su tavoli o su vecchi comodini che paiono vere e proprie pagine di un diario cromatico; non mancano cassette lignee con fiori secchi e persino certi ‘straccali’ che rammentano tematicamente il pittore viareggino Renato Santini del quale era amico. Ci sono poi i silenzi rivieraschi catturati sulla battima del mare in tutte le stagioni, accompagnati da un cielo in continua mutazione.

Il secondo appartiene all’urbano cioè alla “Ragnatela di segnali” delle città metropolitane e delle periferie industriali, al via-vai di auto su strisce perennemente animate, come allo scalo dei porti visto spesso nelle brume, con sagome violacee o tendenti al grigio-nero. Altri giochi di luce dagli innumerevoli toni cromatici scandiscono ore e ore senza sosta, tanto da farci immaginare suoni e voci, rumori e odori dei caseggiati popolari, o di particolari zone della città.


La figurazione coesiste con l’astrazione

I dipinti di Riccardo Luchini vanno osservati senza fretta, uno a uno anche nel particolare: vi troveremo una figurazione che coesiste con l’astrazione, un respiro del nostro tempo in cui i volti dei protagonisti sono – accanto al suo – i nostri, nella declinazione di un insieme dato da una tessitura di segni, graffiti, colori palpitanti.

E’ rara, materialmente quasi nulla, la presenza della figura, ma l’Uomo si sente.

In tutti i suoi dipinti, tipo Silos, La città, Palazzi o Spiaggia d’inverno… c’è l’immediatezza e l’ordine, mentre le tessere pittoriche ci consegnano una sorta di connubio tra figurazione e astrazione (ma è giusto far distinzione tra l’una e l’altra?): linee morbide, colori pastosi, pennellate e spatolate spavalde, sicure e veloci da noi denominate ferite del tempo, ma nel tutto esiste il documento di una continuità esistenziale senza clamori e auto celebrazioni e di una calma dove ci si accorge che è la mente a dominare.


Il paesaggio urbano è l’artista stesso

Non ci sono dubbi. Cammina, vaga nel territorio dell’anima, si proietta negli spazi felici, come in quelli dove il dolore è di casa.

… la pittura dell’artista non è superficiale e si appropria e scandisce tematiche di ombre, come di luci, tanto che davanti ai quadri di Luchini si vede e si capta pure il fremito vitale della città che si sveglia alle luci dell’alba, cresce e sale e sembra dilatarsi nel corso d’ogni giornata di sole o di pioggia, di nebbia… fino all’incontro con la sera e il pellegrinare nella notte.

L’Uomo è lì, attore, primo-attore, soggetto ma anche oggetto delle ventiquattro ore di cui Riccardo Luchini riesce a captare ogni umore, riversandone una propria lettura su tele d’ogni misura.

C’è l’incedere vivace e mai stanco del tempo, materiale e mentale, e non c’è frattura di sorta tra la condizione dell’artista e la propria gente, bensì un legame vero che proietta – vicendevolmente – l’Uomo nelle cose e nelle tante situazioni ed esperienze.


Artista senza maschera

L’Artista appare, nel suo idealismo maturo e pulito, un controcorrente che non si maschera come molti suoi colleghi con quelli che definiamo virtuosismi accademici, non di rado osannati da certi clans, specchio di un collettivo frantumato ove agiscono personaggi non limpidi.

Ci sono momenti in cui la parola del critico e dello storico dell’arte o del poeta non basta. E’ lui, il pittore, che parla nel segno-colore-forma di un’inventiva che sa trasportare l’altrui pensiero nei lidi di quella sensibilità che oggi, è forse crudo affermarlo, è considerata una malattia, anche se è proprio grazie agli artisti e a chi la possiede, il “… mondo sopravvive e cresce”.


La tavolozza

A questo punto è d’uopo fermare l’attenzione sulla sua tavolozza: il colore/base è il grigio, nell’abbinamento o accostamento ad altre cromie che lui ama particolarmente.

Lo fa ammantando il tutto di un’aura fatta di una gradazione di grigi, di più grigi; indi – osservando con più attenzione – viene fuori il risultato di gesti veloci e controllati che fissano un paesaggio “simbolo” definito con contorni incisivi dettati dalla sua sfera emozionale, mentre gli spazi dell’inventiva si arricchiscono di toni giallognoli, bluastri, rosa-rossastri… timbri che si smorzano poeticamente in una elegante cromia lirica.

Gli faranno piacere, ne siamo sicuri, le parole di Renzo Piano che ben valgono l’abbinamento col suo impegno pittorico (e sociale, dato che indirettamente ci indica città a misura e per l’Uomo) ove il grigio in più casi preminente non è sconfitta e neanche negatività bensì colore/materia per il proprio esprimere di positivi concetti.


Un artista completo

Il Nostro è un artista completo; egli porta avanti le forme che sostano stabilmente sul suo territorio mentale il quale costituisce un qualcosa di racchiuso – e concluso – in un processo lineare che mai deborda o si perde.

Guardare e riguardare, ammirare Città o Periferia, o Cavalcavia, o Scalo – significa entrare in un processo che s’è svolto in dilatazioni di natura simbolica travasato tutto intero nell’immagine lirica, in un mondo dove c’è ritmo e armonia.

Dall’osservatorio del pensiero di Riccardo Luchini si entra così, in definitiva, in un palcoscenico/orizzonte occupato da colori e da significati profondi, ricco di accenti in cui l’elaborazione, mai casuale, ne rende in pieno la testimonianza artistica.

 

 

 

Anna Vittoria Laghi

Zone franche

Più volte mi sono chiesta da dove provenga il fascino della recente pittura di Riccardo Luchini, l’artista versiliese che dopo avere indagato la vita misteriosa delle cose – ritraendo forme silenti di tavoli, barattoli, bottiglie e tubi di colore – si è aperto a rappresentare altrettanto silenti stazioni ferroviarie dimesse con oscuri cavalcavia, capannoni industriali abbandonati, grattacieli e palazzi anonimi di un’improbabile, eppur reale, periferia urbana.

“Zone franche” sono state definite, queste opere, nella recente mostra tenuta alla Galleria Magenta di Milano, quasi a conferma di una pittura che, con accenti di verità, ci accompagna alla scoperta di ambienti industriali nati spontaneamente e spesso, ahimè, senza un preciso progetto urbanistico, di territori di confine fra città e campagna, dei tanti luoghi senza identità che non offrono servizi al buon vivere civile.

Ma quei luoghi, che nella realtà della vita allontanano e respingono, ora, nella trasposizione pittorica operata da Luchini, attraggono e seducono.

Invitano ad entrare, suggerendo anche, il senso profondo della differenza fra queste e le tante altre restituzioni simili di paesaggio urbano.


Dinamismo

La pennellata veloce e rapida, ma anche corposa, si è aperta al dinamismo e alla velocità.

E’ nel dinamismo, acquisizione recente della sua pittura che in precedenza riportava gli oggetti nella dimensione di un magico realismo, l’altra ragione del fascino.

Un dinamismo, dove la lezione futurista, certamente viva e presente, sembra trovare una sua inconsueta ed originale lettura.

Una dinamicità intensa, incessante, che si fa quasi ritmo.

Percorre l’intera superficie del dipinto, non lascia nessuno spazio scoperto e invita a vivere gli oggetti rappresentati, mentre li invade e li coinvolge nel suo continuo pulsare.

E quegli oggetti, quasi per un ulteriore gioco che medita sugli effetti ottici, nel ricordo di Seurat, si sfocano e si dissolvono, si ricompongono e si fanno riconoscibili secondo la distanza che li separa da chi li osserva.


Nuova figurazione italiana

Certamente il segno di Luchini stempera quei ricordi trasformando il realismo intriso di poesia in una dinamica e veloce lettura dell’oggi.

E questo inserisce l’artista, e di diritto, nel contesto nazionale ed internazionale della cosiddetta Nuova figurazione italiana, il movimento aggiornato e colto che con l’ausilio di una pittura veloce, realistica, e al tempo stesso futuribile, denuncia temi attuali, indaga con attenzione il rapporto fra arte e ambiente, denuncia i danni prodotti dalla mano dell’uomo.

Una pittura, dunque, nuova e aggiornata quale è quella di Luchini che saldando insieme le sue radici versiliesi a queste nuove sperimentazioni, ci offre un valore in più.

 

 

Note sull’artista


Riccardo Luchini

Riccardo Luchini è nato a Milano nel 1949. Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, vive e lavora a Pieve a Elici di Massarosa (Lucca). Vasta la sua attività pittorica, evidenziata da alcune delle maggiori firme e dalle migliori testate giornalistiche.

Edizioni Comitato Archivio artistico-documentario Gierut, Marina di Pietrasanta.
Sito: http://www.gierut.it

Riccardo Luchini
Sito: http://www.riccardoluchini.it
mail: riccardoluchini08@gmail.com

Lodovico Gierut
mail: lodovico@gierut.it

Share Button