Il nichilismo e l’arte


Luigia Rinaldi

 

 

“Un ospite inquietante si aggira tra di noi, il nichilismo”. Dostoievskij e Netchaïev ne avevano già annunciato i contenuti rifiutando i sentimenti che portano alla solidarietà, o meglio, teorizzando la distruzione dei rapporti sociali costruiti dalla tradizione, al fine di ralizzare, attraverso la rivoluzione, un mondo nuovo.

Le parole di Netchaïev “non è rivoluzionario chi ha pietà di qualcosa, in questo mondo…” hanno previsto l’avvento di una sanguinosa rivoluzione, ma il mondo nuovo, promesso, si è rivelato vecchio, retrivo, autoritario, burocratico e spaventosamente violento.

Nietzsche precisa il significato del nichilismo: i valori supremi perdono ogni valore, è scomparsa la fede in Dio ed è nato l’odio per la tradizione, è quindi impossibile dare un senso alla vita.

L’insicurezza e la seduzione della cultura di tipo consumistico, quindi il denaro, visto come unico valore, non compensano la perdita dell’ottimismo della tradizione giudaico-cristiana che vedeva la storia dell’umanità indirizzata alla salvezza. (L’ospite inquietante, di Umberto Galimberti, Feltrinelli, MI ottobre 2007)

Personalmente ho qualche dubbio su quest’ottimismo finalizzato all’avvento del regno dei cieli, quindi ad un’escatologia immaginata, quando esiste un’etica laica, da realizzare invece in questo mondo, la cui esistenza è assai più probabile, per un ottimismo calato nella vita terrena.

Il nichilismo nietzcheiano ispira l’arte attraverso il movimento Dada. Dimenticata per cinquant’anni questa corrente artistica incontra un nuovo interesse verso gli anni ’70. Già Manzoni ha dimostrato tecniche scandalistiche e trasgressive nelle sue performances. La sua fine, per suicidio, è vicina a quella di alcuni partecipanti al movimento Dada che, per coerenza al pensiero nichilista, si sono tolti la vita.

La sperimentazione e la ricerca espressiva del Dada prendeva ispirazione dalla volontà di scandalizzare la mentalità borghese, o comunque, rispettosa della tradizione, realizzando un’estetica  dell’antiarte e della provocazione. In questo caso tra gli obbiettivi dell’arte c’era anche quello del suo disfacimento.

Nelle creazioni Dada gli autori volevano produrre qualcosa che andasse “oltre la pittura” (Max Ernst), per la sfrenata libertà dell’ individuo, per la spontaneità, per la contraddizione, per la trasgressione, per l’imperfezione. Il nulla veniva contrapposto alle speranze, al paradiso, agli idoli, ai capi politici, agli eroi, agli artisti non Dada, alla religione. (Francis Picabia)

Nell’idea di caos come gioco si individua il tratto più caratteristico del Dada. I dadaisti non si lamentano dell’arte perduta ma ne ridono. (Antiarte Dada, Paola di Mauro, Bonanno editore, Acireale, Roma 2005)

Lo studioso d’arte Giovanni Cordero, visitando il mio studio di artista controtendenza, mi diceva appunto che l’arte attuale di tendenza è soprattutto citazionista, ma citazionista del citazionismo, già visitato dagli anni ’60 con Manzoni per primo, che citava il Dada appena riscoperto.

Si diceva che tra gli obbiettivi del Dada c’era quello del disfacimento dell’arte, vedi quindi i barattoli di merda d’artista del Manzoni, dall’aspetto accattivante di scatolette per cibo, che per altro era una riaffermazione romantica dell’artista demiurgo. Vedi l’autoritratto dell’ artista fotografo Mapplethorpe (1978) che volta le terga con frusta nell’ano, con intenzioni vagamente didattiche, per sado-maso.

Un altro esempio di arte neo-dada è l’assemblaggio di televisioni rotte (Nam June Paik ’70) con l’intenzione di valorizzare il recupero dello scarto. Dello stesso il video con la “grande” musicista che strofina il violoncello senza produrre suoni (il nichilismo ispira anche parte della musica contemporanea,vedi, suo malgrado, perché marxista, Luigi Nono, con i suoi silenzi o indicativa l’osservazione del critico musicale sull'”estrema perizia” necessaria al primo violino, per ripetere all’infinito la stessa nota, durante l’esecuzione del concerto di Sciarrino all’auditorium Toscanini di Torino, febbraio 2006).

Altra performance di Paik è stata la rottura di un pianoforte (citazione dada), così, di altro artista, i mobili rotti appoggiati al muro del museo di Rivoli, citazione della citazione, collettiva del 2006, o gli stracci ammucchiati sul pavimento, citazione da Paolini già citazionista, stessa collettiva.

In “Spit on shit” 1996, Gilbert e George ingrandiscono una foto di feci umane e dichiarano così di voler “rompere i tabù”, che le loro immagini sono “lettere d’amore visive allo… spettatore”. Si rivelano quindi neo dada per l’atteggiamento trasgressivo che dimostrano e citano Manzoni. (A.Julius, Trasgressione, 2003 Bruno Mondadori).

Cito a mia volta Baudrillard che nel “Delitto perfetto” ama giocare “secondo le regole misteriose dell’indifferenza”, quando “l’intelligenza non è altro che il presentimento dell’ illusione universale”. Secondo lui, ex marxista ora influenzato dal nichilismo “c’è qualcosa di più forte della passione: l’illusione. C’è qualcosa di più forte del sesso o della felicità: la passione dell’illusione”.

Ma l’illusione, a mio parere, contiene il concetto di falso, di vuoto. Non a caso Gian Marco Montesano, su Flash Art (aprile 2007) definisce Baudrillard “non solo un sociologo, ma il più filosofo degli artisti”. Secondo me Baudrillard è stato soprattutto un semiologo, ed ora ha in comune con l’arte di tendenza, di fine millennio e del nuovo, questa passione per l’indifferenza, l’illusione e quindi il vuoto di contenuto.

Se secondo il filosofo Almore (conferenza alla GAM di Torino nell’ottobre 2007) “tutta la nostra conoscenza, sta nel passato”, l’arte contemporanea, che deve essere “assolutamente nuova” (vedi Angela Vettese, “L’arte contemporanea deve essere sgradevole, spiazzante, assolutamente nuova”), cioè rifiutare la tradizione, allora non può che essere, “assolutamente vacua”.

 

Note sull’autore

Luigia Rinaldi, nata a Torino. Si è diplomata all’Accademia di Belle arti di Torino e laureata in pedagogia a seguito di un programma di psicologia sperimentale. Ha frequentato a Venezia corsi di fotografia tenuti da Saltzer e da Edgerton. L’indagine sul mezzo fotografico  nell’elaborazione delle immagini si è sviluppata attraverso l’interesse per lo studio della percezione visiva e delle sue elaborazioni  mentali. Questo interesse si è esplicato in una serie di studi svolti presso l’università di Torino con un tesi di laurea sulla percezione  visiva nella lettura delle fotografie (relatore il prof. Dario Romano) e in alcune ricerche svolte con i prof. Angiola Massucco Costa e  Carlo Arrigo Umiltà pubblicate sulla rivista “Psicologia e società” di Torino negli anni 1984-85-86. E’ artista e fotografa, dal 2000  produce pitture ad acrilico e si dichiara artista controtendenza. Cioè non accetta la dominanza del pensiero nichilista sulla produzione  artistica e sulla borsa d’arte. Questo pensiero filosofico porta a rifiutare la tradizione nei contenuti artistici, cioè come dice la Vettese “l’opera d’arte deve essere spiazzante, sgradevole, assolutamente nuova”. Ma se l’opera d’arte è assolutamente nuova è anche assolutamente vuota dal momento che tutta la nostra conoscenza è nel nostro passato (vedi il filosofo Almore).

Nel 1998 Luigia  Rinaldi ha pubblicato il libro di poesie “Tra il mito e il quotidiano” ed. Rangoni, Pioltello MI, presentato dal prof. Barberi Squarotti e dal critico d’arte Mirella Bandini per i disegni. Nel 1999 ha pubblicato il libro di poesie “Le mie radici” ed. d’arte fratelli Pozzo, Moncalieri, (TO). E’ stata insegnante di disegno e storia dell’arte in un liceo linguistico statale di Torino. Nel 2004 ha pubblicato la raccolta di poesie “Pothos” edizioni Noctua, Molfetta (BA). Nel 2006 ha pubblicato il libro di narrativa “Come l’acqua che scorre” Bonanno ed. Acireale Roma. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta di poesie “Eros” edizioni Noctua, Molfetta (BA).

Hanno scritto sull’artista i seguenti critici d’arte: Mirella Bandini, Franco Torriani, Elisabetta Tolosano, Marisa Vescovo, Paolo Levi.

Studio dell’artista: v. Figlie dei militari 18 bis, Torino, 10131
tel.011\8195904 cell.3701189302
email: luigia.rinaldi@libero.it

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