The Opera


Stefano Armellin

Tu non sai, lettore, quanto arduo sia per un artista decidere come iniziare una composizione. Quanto arduo sia pensare al pubblico del Mondo, che da quel primo pezzo decide se proseguire o tornare indietro.

Perciò l’inizio di una mostra Capolavoro come IL VOLTO DEL MONDO E LA CROCE è come un big-bang iconografico, forse già visto, mai però sperimentato.

E come il pubblico del Mondo attende l’Opera decisiva, così l’Opera decisiva attende il suo pubblico. Come il rincorrersi della sposa con il futuro sposo.

E allora come inizio? Cosa c’è nel primo dei 2013 pezzi? C’è una sequenza foto-grafica di 37 pezzi, dove racconto il mio pellegrinaggio a piedi del gennaio 1997, dalla Porta Santa della Basilica di San Pietro a Roma, alla Tomba di San Francesco ad Assisi. Un pellegrinaggio praticamente lanciato da Giovanni Paolo II, visto che nei giorni precedenti la partenza ci siamo incontrati.

Ricordo d’aver attraversato Roma al ritmo dei versi di Percy Bysshe Shelley :

L’Uno rimane, i molti cambiano e passano;
i Cieli sempre splendono, le ombre della Terra volano;
colora e macchia il bianco raggio dell’eterno,
finchè la Morte non la manda in pezzi. – Muori,
se vuoi riunirti a quello che cerchi! Seguilo
dove fuggì ogni cosa! – il cielo azzurro
di Roma, fiori, statue, rovine, musica e parole
non sanno esprimere con degna verità la gloria
che trasfondono.

Ecco, l’arte in affanno nella estenuante ricerca d’esprimere degnamente la Verità. E nello zaino mi portavo la videocassetta della mostra L’Arte e la Croce da poco terminata a Varazze, un primo timido test di pubblico, dove le persone non erano ancora pronte per una mostra già allora troppo avanzata; passavano fra le opere come cadaveri respiranti e attoniti; storditi e increduli, sarebbe stato lo stesso far attraversare il pubblico in una sala vuota!

Eppure stava tutto scritto, era chiarissimo che il Giubileo sarebbe arrivato, ed è arrivato, ma il Mondo intero non ha saputo sostenere abbastanza lo sforzo dell’anziano Papa, non ha saputo perchè in deficit di conoscenza spirituale. Infatti, l’anno dopo è arrivato l’11 settembre 2001.

Ora ci aspetta il Giubileo del 2025, siamo nel 2011, è un attimo. Abbiamo l’opportunità di ripensare a tutti gli errori fatti e a tutti gli errori che saranno inevitabilmente ri-fatti.

Nel 2025 saranno molti di più i Popoli del Mondo che urleranno per la nostra incapacità di sostenerli con un Mondo unito; in modo che Essi possano avere la concreta possibilità di sostenersi da sé medesimi.

Una prima riflessione giungerà da Benedetto XVI in ottobre, ad Assisi, quando ci ricorderemo dell’Avvenimento promosso da Giovanni Paolo II nel 1986 .

Un grido nel deserto ?

 

 

Note sull’autore

Stefano, Marco, Giacomo, Maria, Zago Armellin è nato a Conegliano (TV) il 18/11/1960. Il trasferimento della famiglia a Varazze (SV) nel 1966 provocherà in lui una nostalgia del Veneto come terra d’origine e Venezia resterà negli anni la sua Musa ispiratrice. E’ comunque a Varazze e in modo più esteso in provincia di Savona che l’artista sviluppa il suo lavoro in armonia con la natura. Mare e monti sono il suo ambiente ideale. La famiglia ha mezzi modesti. Primogenito di quattro figli l’artista è però ricco di tempo per camminare e studiare a lungo nella natura. Per fortuna non viene cacciato di casa. Nel 1980 raggiunge abitualmente le falesie di Finale Ligure (SV) da Varazze in bicicletta, per scalare anche da solo, le vie più difficili di allora. Raggiunge Lecco da Varazze in bicicletta per conoscere il Gruppo Sassisti della Val di Mello e salire con loro le vie più note nel teatro di roccia d’avanguardia più avanzato al mondo in quel periodo. Con l’amico Alessandro Piccinino nel settembre del 1980 dopo la stagione di bagnino a Varazze, aveva salito la Via Cassin alla Nord di Lavaredo, la Via Comici allo Spigolo Giallo, la Via Preuss alla Cima Piccola subito dopo ripetuta in solitaria, (trenta minuti per una torre di duecento metri) e sempre in solitaria lo Spigolo Dibona alla Cima Grande di Lavaredo. Poi, con Alessandro, il Campanile Basso in Brenta. In ottobre del 1980 raggiunge le Alpi Apuane da Varazze in bicicletta e sale da solo la Via Oppio-Colnaghi al Pizzo d’Uccello. Ottocento metri. Armellin vive l’alpinismo sempre con l’animo d’artista e di quel periodo è il documentario audiovisivo: Dialogo con i Monti, alpinismo come ricerca di un primitivo rapporto fra uomo e natura. Lavoro preceduto da Viaggio in Sud America 1977 e da Gite in montagna 1978. Il 28 marzo 1981 in due secondi l’alpinismo perde uno scalatore e l’arte cattolica guadagna definitivamente il suo artista. Armellin precipita per circa quindici metri dalla Via degli Allievi a Monte Cucco nel finalese, senza gravi conseguenze fisiche, ma con il trauma psichico delle vertigini. Inoltre l’artista continuerà a “precipitare” mentalmente per anni. Risorgere dal trauma di questa caduta sommato alla psicosi collettiva della proliferazione dell’armamento nucleare nel mondo, sarà una delle motivazioni principali per l’inizio della composizione The Opera che l’artista avvia in perfetta solitudine il 14 settembre 1983. La caduta del 1981 può essere stata determinata sia da una tensione in famiglia (sempre per le scarse possibilità economiche) sia per una delusione amorosa, ma questi sono aspetti marginali. Armellin aveva già salito quella via in cordata e da solo, quel giorno aveva la corda per accompagnare una persona. Il primo tratto è stato salito in modo impeccabile e veloce, ma sopra sulla liscia placca che si vede anche dal Santuario di Maria Ausiliatrice ad Orco-Feglino, l’artista avverte che qualcosa non va e nello stesso istante del pensiero: “è meglio scendere” cade! un volo questo destinato a rimanere sempre presente nella vita dell’artista. Nel 1980 Armellin sarebbe stato in grado di affrontare l’Everest, nel 1981 il sogno si spezza e realizza l’audiovisivo: Azzurro, riscoprire l’azzurro nell’arte dell’arrampicata realizzando un sogno giocando un favoloso quadro, ovvero, il ponte sospeso. Dopo la caduta Armellin inizia a dipingere e a disegnare ad un livello superiore. Da un male è nato un bene. A questo punto la biografia coincide sempre più con le sue opere. Va avanti con gli audiovisivi: 1981 Nel volo dei gabbiani, 1982 Limite assoluto, psicosi di un alpinista visionario, 1983 La città di Giochiamo! Lavoro didattico realizzato con centocinquanta bambini della scuola elementare di Varazze, libera interpretazione di un quadro del pittore Peter Brueghel che rappresenta esattamente i giochi di centocinquanta bambini. Durante il servizio militare 1984/1985 per il 53° stormo di Cameri, un incidente al ginocchio sinistro all’inizio di una partita di calcio fra avieri, mette la parola fine alla composizione The Opera 1983/1985 che resta una singolarità nell’arte del XX° secolo. Nel 1986 due eventi impostano The Opera nella direzione attuale, raggiunta con fatica e molta difficoltà sempre in situazioni economiche precarie con momenti di vera indigenza, come nell’inverno 1983 quando non c’erano i soldi per acquistare i fogli e per ben due mesi Armellin disegna a memoria la composizione in attesa di riversarla sulla carta quando questa si sarebbe potuta acquistare ! Ma va ribadito che quel che conta per un artista è la ricchezza di tempo libero a disposizione per la ricerca, e si parla di tutti gli anni della vita. Allora, il primo evento accade il 27 ottobre, l’incontro ecumenico di Assisi voluto da Giovanni Paolo II°, il secondo la morte in montagna di Alessandro Piccinino e Marco Vianello il 2 novembre. Questa tragedia avrebbe spinto l’autore a impegnarsi nella traversata solitaria delle Alpi, riuscita nel 1991 dopo i tentativi falliti di partenza nel 1987 e 1990. Questa traversata Armellin l’aveva già in mente nel 1980, dimenticata per la caduta del 1981, recuperata poi, sia per ricordare la memoria degli amici scomparsi sia per trovare nuove linee alla composizione The Opera che stava facendo sempre più complessa. Ovviamente Armellin non aveva i pochi denari per acquistare il materiale necessario all’impresa, fatto sta che durante un solitario allenamento sul Monte Beigua, all’inizio della Via Crucis della frazione Le Faje, un automobilista-alpinista di Novara chiede ad Armellin info. Sui sentieri della zona e camminando insieme al novarese, Armellin grazie alla Provvidenza trova gli sponsor necessari. Anche la madre in modo anonimo mette una somma a disposizione e il 30 giugno 1991 Armellin parte a piedi, da solo, dal gruppo del Cougourde ( San Martin de Vesubiè) dove nel 1986 erano morti i suoi amici. Il 12 agosto dopo 44 giorni raggiunge il traguardo stabilito alle Tre Cime di Lavaredo. Lì con Alessandro nel 1980 aveva realizzato le salite più belle inoltre il luogo è fortemente simbolico per un artista cattolico. Evidentissimo il richiamo alla Santissima Trinità. Padre assente ma notevole lettore della Bibbia e di temperamento buono, madre fin troppo autoritaria e critica: “…perdi tempo, i tuoi sono disegnini incompiuti, basta un cerino per bruciarli tutti !”. Queste le caratteristiche dei genitori. In tutta l’estensione della numerosa famiglia l’artista non ha trovato nessuno disposto a credere e quindi investire nella sua opera. Solo tanta indifferenza, almeno fino al 2006 l’anno in cui si scrive questo testo. Idem i concittadini. Nel 1988 alla sua prima personale a Varazze propone la Nuova Transavanguardia. Nel 1989 con l’aiuto della tipografia artigianale del salesiano Don Giuseppe Bettin, l’autore fonda una piccola rivista che andrà avanti per una ventina di numeri. Uno dei tanti tentativi falliti per portare all’esterno The Opera. Un po’ come voler svuotare il mare con un bicchiere. Nel 1990/1991 seconda mostra personale p/o le Figlie di Maria Ausiliatrice di Varazze, viene esposta in video la composizione 1983/1985 in un contesto di nuove opere. La locandina recita: The Opera prima risposta delle arti visive e della cultura allo storico incontro di tutte le religioni voluto da Giovanni Paolo II° ad Assisi il 27 ottobre 1986. La mostra è dedicata a San Tommaso D’Aquino. Non viene capita nonostante si avverta tutta le tensione della prima guerra del Golfo.  Seguono la traversata delle Alpi, fortemente voluta, intensamente pensata, estremamente vissuta. Il libro non pubblicato e l’audiovisivo: C’era una volta la bianca natura selvaggia, che sviluppa gli argomenti affrontati dieci anni prima in Dialogo con i Monti. Nell’agosto 1992 sulla spinta dell’esperienza alpina, Armellin realizza la fantastica traversata solitaria degli Appennini, da Varazze-Monte Beigua ad Assisi, un pellegrinaggio dedicato all’alpinista genovese Gianni Calcagno morto qualche mese prima in scalata sul Mc Kinley-Alaska. Adelasiassisi, è l’ultimo prodotto audiovisivo che l’artista realizza nella forma tradizionale della sequenza di diapositive. Nel 1994 fallisce la sua terza traversata, dal Monte Bianco al Monte Beigua. Al primo colle uno strappo alla schiena lo costringe al ritiro. Per “espiare” questa delusione sale 115 volte a piedi in un anno 1994/1995 la Madonna della Guardia di Varazze, ottenendo forte disapprovazione da parte di tutti tranne che dagli amici-maestri Emilio e Enrico Parodi, autori al 2006 di oltre 2100 salite a piedi da Varazze al Monte Beigua e ritorno. Una impresa difficilmente comprensibile per chi non conosca il percorso che sale fino a 1287 msl in uno sviluppo medio di 32 chilometri a “gita”. Continua sempre senza soldi l’attività di artista e racconta al pubblico The Opera nel salone antico dell’Hotel Torretti a Varazze nel 1994/1995 “Varchiamo la soglia della speranza”, sviluppando poi la mostra nel 1996/1997 con “L’arte e la croce”, dove emerge forte e chiara la vocazione di artista cattolico. Prosegue la mostra anche fisicamente con l’innovativo pellegrinaggio a piedi, dalla Porta Santa alla Tomba di San Francesco ad Assisi. E’ finalmente nella mostra personale svolta dal 12 al 16 novembre 1997 al Santuario di Pompei che The Opera e l’arte e la croce raggiungono la forma più vicina all’ideale del suo autore. Evidentemente l’artista non viene capito. I tempi allora non erano maturi. Armellin continua a lavorare in solitudine, si sposa tardi, nel 1999. Nell’Anno Santo del 2000 l’Opera preparata per anni viene ignorata dagli uomini ma non dal Cielo. Come Vico, Armellin vede nelle sue sventure e nella cronica mancanza di mezzi e spazi adeguati un segno della Provvidenza. Per definire meglio l’Opera avere contro l’indifferenza del mondo si è rivelata la condizione profetica ideale. Il sito internet www.theopera.it (chiuso nel 2004) ha consentito una piccola visibilità. Nel 2001 nasce la figlia amatissima, Lorenza Mariastefania, alla quale dedica la personale all’Artsaloon di Albisola Marina. Nessun pezzo venduto. Si trasferisce con la famiglia ad Albenga il 13 ottobre 2001; il 2 ottobre per “salutare” i 35 anni trascorsi a Varazze aveva presentato in conferenza pubblica nel salone parrocchiale di Sant’Ambrogio, il quadro: Sia lodato Gesù Cristo…sempre sia lodato…Santa Caterina da Siena. In occasione dell’anniversario del passaggio della Santa a Varazze nel 1376. Ad Albenga si iscrive al corso di Magistero in Scienze Religiose, concludendo tutti gli esami nel 2006. Nel 2005 su invito del Vescovo diocesano presenta: L’arte di vedere la fede, mostra personale retrospettiva 1983/2005 dal 1 al 15 febbraio. Termina la tesi: In un cammino di fede quale estetica? ritenuta valida ma non adatta per lo specifico corso di magistero. Nell’ottobre del 2005 un suo pezzo entra a fare parte della collezione Sgarbi. Inizia a fare il supplente di Religione mentre ripensa a tutta la sua ricerca nella prospettiva di un ulteriore sviluppo.

“La bellezza non è rara (Borges), di bellezza ce n’è tantissima, ma alcune cose diventano eccellenti quando puntano all’estremo, al rapporto tra la vita e la morte, la dimostrazione concreta della volontà di vincere il tempo, per vedere che c’è qualcosa oltre la vita: qualcosa che è Dio, che è l’immortalità, che è il senso stesso dell’arte nella sua ambizione suprema” (Vittorio Sgarbi)

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