L’arte è un fulmine: ovvero lo stato catartico dell’arte

Prisco De Vivo

 

 

L’arte è un fulmine che sovrasta noi esseri umani, impetuoso e rapido, appare e scompare quando vuole.

Il suo miracolo sta nella sua forza, ma innanzi tutto nella sua violenza.

L’interpretazione del fulmine, ci porta a misurarci sull’origine, sull’energia e sulla potenza incondizionata della natura, sul mistero delle sue fenomenologie. Tutto questo ci scaraventa sull’arte, come Prometeo sulla roccia.

Che possa prendere forma un’arte incommensurabile, metastorica, aurorale, un’arte che per niente riuscirà ad essere controllata dall’uomo.

Sono anni che aspiro ad una vera “metafisica dell’artista”, un’alta condizione che pone per sempre l’artista ad uno stato superiore ed assoluto, che definirei “stato catartico”, purificatore dell’arte, che si soffermi unicamente su cose irraggiungibili, che possa riuscire a rimuovere esotericamente tutto ciò che c’è da rimuovere del nostro essere.

E per essere tale deve diventare per forza impenetrabile e inafferrabile, come il fulmine e come il fulmine deve provocare il fuoco sulla terra, deve essere bruciante e lacerante al tempo stesso, deve distruggere per far risorgere un’arte terribilmente indomabile, senza mezze misure, che non medi mai con il tempo e con la sua vile società, un’arte epifanica, necessaria per la rinascita. Sappiamo anche che l’arte attuale si sta prostrando alla sua epoca, come un cane al suo padrone.

Gli ultimi decenni dell’arte si sono rivelati vuoti e sterili. Babeli del concetto e della provocazione, vere innovazioni dello spirito si sono sciolte in liquidi vetri: è ora finalmente di specchiarsi nella limpida acqua del proprio pozzo e che l’artista esca dal suo dorato atelier e diventi fastidioso e scomodo, che ruggisca come un leone, che incarni il drago e incominci ad urlare pericolosamente come questo.

 

 

Note sull’autore

Prisco De Vivo, nasce a San Giuseppe Vesuviano, Napoli  nel 1971. Fra i protagonisti appartati della pittura italiana dell’ultimo ventennio, la sua opera dall’impianto sofferto e drammatico, non è di facile e immediata collocazione. “La sua pittura svela l ‘orrore che l’estetizzazione mass-mediatica del mondo contemporaneo, occulta, ma non cancella, anzi, mascherando, rende possibile. Al centro delle sue tele allora è l’uomo con la sua sofferenza; un uomo sartranianamente gettato in una realtà che non ha scelto”.  Le figure tristi e alienate nell’impasto di cenere-pittura di Riemersioni dalla cenere 1994 preludono la sua intensa ricerca espressiva che si delinea in modo ciclico con La Malinconia dell’uovo 1995, Le scarpe di Auschwitz 1995-1996,  I Ripari 1996,  L’Imbuto e il suo psicodramma 1997, Le bamboline in bocca 1998, I crocefissi in bocca 2000, L’enigma della macchina da cucire 2001-2002. La sua attuale ricerca artistica è rivolta verso l’indagine di una bellezza femminile tragica e metafisica, una condizione mistica e atemporale che investe non solo la sensualità femminile, una vibrazione misteriosa ed inquietante che si fa essenza. Su questa linea di confine della bellezza nascono gli ultimi cicli :  Modelle 2001-2004,  Spose 2004-2006, Volti  2008,  Poetesse 2008-2009,   Mistiche 2010. Ha partecipato a  Art-Brussells ’99,  a Arte Fiera 2000 Bologna, a   Colori e forme del terzo millennio Lugano 2001, Dinamiche del volto, Galleria d’arte contemporanea di Palazzo Ducale, Modena 2004, alla Biennale  del Mediterraneo Napoli 2005, alla Biennale di Praga, 2006 e al Progetto della  Compagnia Eklektika curato da Francesco Gallo. Da oltre un decennio è presente in  mostre personali nazionali e internazionali: Villa Kellerman Potsdam 1998, Palazzo Ceruti, Mantova 2004,  Zust Art Gallery New York 2006, Galleria Arteinvest di Roma 2006, Maschio Angioino Napoli 2008. Ha collaborato a diversi periodici e riviste d’ Arte e Letteratura, cartacee ed on-line, Graphie, Exibart, Quaderni di Cinemasud, Clandestino, Cenobio ed è stato presente a mostre di poesia visuale e recitals poetici. Nel 1999 ha redatto la sceneggiatura  L’Angelo Cieco, tratta e ispirata dalle  Elegie Duinesi  di  Rainer Maria Rilke, rappresentata nel piazzale del Convento di S. Egidio, Benevento.  Nel 2004 ha pubblicato la prima  raccolta di poesie “Dell’amore del sangue e del ricordo” Il Laboratorio/Le edizioni, Napoli, con prefazione di Plinio Perilli e postfazione di Raffaele Piazza,  selezionata al Premio Pascoli, 2005. Seguono “Segni e parole” lavoro di poesia e immagini a quattro mani con Raffaele Piazza, Il Laboratorio/Le edizioni, Napoli 2006 e “L’oscuro fiore dell’arte” (conversazioni con Enzo Rega e Pasquale Gerardo Santella),  Napoli 2007. Nel 2008 ha pubblicato “Dalla penultima soglia” Marcus Edizioni con la prefazione di Marcello Carlino. Le sue liriche sono state inserite in prestigiose antologie di letteratura italiana. Nel 2009 ha ricevuto per la raccolta inedita  “Il lume della follia” il premio nazionale Minturnae XXIII (Poesia Giovane – Ornella Valerio) e nello stesso anno ha pubblicato la raccolta di poesia ed immagini dal titolo “Ad Auschwitz” con postfazione di Antonella Cilento. I suoi  testi poetici sono apparsi su: Poesia,  La Clessidra, Pagine, Gradiva, La Mosca di Milano, Secondo Tempo, Capoverso, La Stampa, Il Mattino, Sinestesie e l’Ortica.  Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private.

Sito: http://www.priscodevivo.it

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