Art-icolo

Alberto Magrin

 

 

La morte è attratta dalla vita e la vita dalla morte, basti vedere tutti gli uomini che si fermano davanti ad un incidente o i pensionati che leggono i manifesti funebri. La massa ha paura della morte perché non l’ha ancora vinta dentro di sé, perché non ha capito che è soltanto una manifestazione temporanea dell’esistenza umana, per questo ne viene attratta. Per questo motivo ottiene successo chi crea monumenti alla morte. La morte vive in superficie ed è superficiale. Ogni giorno cadono capelli, come uomini sulla terra. La vita vive in profondità, nel cuore, sommo disegno divino all’interno di ogni essere umano. È eterna perché appartiene allo spirito di ogni uomo. Fatta la premessa ne consegue che la morte è l’illusione spinta all’eccesso ed il modo per viverla è il successo. È facile vivere da morti, il difficile è vivere da vivi. L’arte contemporanea porta all’apice del successo figure come Hirst, Murakami, Beecroft, Cattelan, etc. come la politica porta al successo imprenditori come Bush e Berlusconi e come il crimine porta al successo i boss delle cosche mafiose. Questi uomini, spot pubblicitari del mercato mondiale, vivono la loro presenza e della loro apparenza uccidendo la vita. L’uomo porta in trionfo questi nuovi romani o filo americani che prima creano immagini e guerre a scopi economici e poi deridono i motivi per cui le hanno create. Causano migliaia di morti prendendo in giro tutta l’umanità. Ogni uomo della terra ha la capacità d’uccidere, specialmente un serial killer, il difficile è donare la vita ad un’opera d’arte.

Leonardo da Vinci affermava che bisogna partire dalla macchia di muffa per fantasticare nell’immaginazione e tirare fuori la vita dalla materia. Il processo creativo quindi dovrebbe nascere dalla morte come stimolo per arrivare al miracolo della vita. Analizzando un’opera qualunque di questi pseudo-artisti contemporanei come le imbalsamazioni di Cattelan si percepisce proprio l’opposto. L’artista parte da un animale vivo, che viene ucciso ed impagliato, per creare la sua opera d’arte. Perché non imbalsama qualche altro uomo o sè stesso per eseguire qualche ritratto o autoritratto? L’eccessivo realismo non determina la vita. Solo l’amore la determina.

La Beecroft in una installazione copre il volto alle sue modelle usandole come materiali da supermercato e privandole della loro individualità. Si dice ispirata dal Rinascimento ed attratta dalla caducità malinconica della performance. Attrazione verso la morte. Alquanto contraddittorio visto che il rinascimento esaltava l’uomo come centro dell’universo. Leonardo da Vinci parlava della bellezza del volto umano che ha infinite espressioni dell’animo. perché celarlo? perché vivere a New York e non in Toscana? Per denaro, soltanto per denaro. Cosa dev’essere un artista, un ricercatore, uno scienziato o un mercenario? Più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco in Paradiso! Ogni uomo crea il proprio centro del mondo in qualsiasi posto si trovi.

Ogni opera d’arte manifesta l’animo del suo creatore come ogni figlio manifesta l’animo dei suoi genitori. Il genio nasce da un rapporto d’amore. Quando l’amore non esiste non nasce nè un genio, né un’opera d’arte. Lo stesso nei dipinti di Kostabi, in cui l’uomo viene depredato del proprio volto, dei propri lineamenti, della cartina geografica dell’essere, del suo nome e cognome, di ciò che lo contraddistingue, di ciò che lo fa amare per quello che è e non per come appare. Lui stesso diventa strumento e martire di sé stesso e la società che lo innalza a simbolo è strumento e martire di sé stessa.

Il passato di un uomo esce nelle sue opere, il passato da becchino di Cattelan esce dalle sue opere in quanto non ha ancora vinto la visione personale della morte come quei pensionati che si fermano davanti ai necrologi per la paura nei confronti della stessa. Questo percorso eleva la materialità, esalta il commercio e le speculazioni nell’arte creando artisti-imprenditori dove l’arte diventa un prodotto di fabbrica formato da vari imprenditori: Murakami, Kostabi, Koons aprono capannoni come degli industriali con decine di operai/artigiani. Fabbricano arte, migliaia di tele all’anno senza aver mai preso in mano una matita od un pennello firmando opere iniziate e finite da altri. In tale modo si affossa la spiritualità che ha sempre contraddistinto l’unicità dell’opera d’arte che dovrebbe arrivare quando vuole lei all’artista-mezzo di trasporto tra assoluto ed individuo. Non viene mai creata a comando, in serie, come un qualsiasi mattone da fornace. Così facendo il singolo artista non può infondere la sua spiritualià all’opera d’arte perché non ne fa parte. Un figlio nasce quando Lui lo vuole. E il padre dev’essere presente al concepimento del proprio figlio! Ecco cosa sono le sculture contemporanee, mattoni usciti dalle fornaci del mercato dell’arte che dissacra la visione religiosa dell’opera. Nascono mostre come cibi negli ipermercati, fiere come sagre da macello. Uomini repressi producono spettacolo ed esibizionismo esclusivamente per provocare e predicare il proprio ego offeso o i propri complessi individuali. Dissacrare l’arte vuol dire dissacrare la vita.

Ezra Pound, Jorge Luis Borges sacralizzavano la vita e la difendevano a tutti i costi. E’ un dono divino e va difeso. Dissacrare la vita ha portato alla società americana i films di Quentin Tarantino in cui si uccide per un non nulla o ai resoconti quotidiani in cui un bambino va a scuola con la pistola per uccidere l’insegnante e poi torna a casa per sparare ai genitori. Colui che dissacra verrà dissacrato. Le favole di Leonardo da Vinci dovrebbero insegnare come anche la Bibbia. Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede nell’amore che non abbiamo donato (Gustavo Adolfo Rol), anche se non si debbono dare perle ai porci (Gesù). Il mondo deve riappropriarsi della sua spiritualità che valica i confini della tecnologia. E’ più importante riuscire a fare un viaggio nell’aldilà che su qualsiasi altro pianeta, utopistica visione di un uomo ambizioso e vanitoso che non capisce quanto la scienza possa essere una pia illusione a discapito della vera illuminazione individuale che ogni essere umano può ottenere. Per questo motivo la scienza dovrebbe aprire le porte ad una ricerca spirituale per poter migliorare l’esistenza e la sussistenza dell’uomo nel luogo in cui è nato, perché si nasce e si muore nello stesso posto, perché l’inizio e la fine vivono nello stesso punto, sono due momenti in cui incomincia e in cui si chiude il cerchio disegnato dal Pittore, dalle grotte di Lascaux a oggi.

Non ha senso far vivere un orso polare in Africa. Indipendentemente dalle capacità economiche ogni uomo può creare il proprio centro del mondo nel punto in cui vive e nel punto in cui è. In ogni istante siamo mezzi di trasporto e strumenti nelle mani di Dio. Attraverso il libero arbitrio, la fede e l’amore possiamo decidere di prendere una strada o l’altra, oppure rimanere immobili in pace ed in silenzio guardando cambiare quello ci circonda. Certe persone chiudono le strade affinchè altri le possano aprire….

 

Note sull’autore

Alberto Magrin nasce il 29 dicembre 1970 a Rapallo (Genova). Studia architettura all’Università di Genova. Dopo aver vinto una borsa di studio con lo scultore Arnaldo Pomodoro all’Università di Urbino intraprende una breve esperienza teatrale. Riceve il premio Libertas per l’arte visiva e la letteratura dall’Onorevole Ferri presso l’Accademia Italiana ‘Gli Etruschi’ e collabora a Torino alla creazione dellAssociazione Scientifica G. A. Rol’ con la finalità di dimostrare la vittoria dell’uomo sul tempo attraverso la capacità del proprio spirito individuale Nel contempo gli viene conferito il titolo diAccademico Associato del Verbano’ dall’Accademia Internazionale Greci-Marino per le lettere, le arti e le scienze. Riceve a Roma il premio Open Art dall’Onorevole Vita. Fonda l’Organizzazione Internazionale d’Arte Digitale Onda. Nel 2007 gli viene conferito a Napoli il Premio Internazionale di Letteratura e Poesia ‘Nuove Lettere’ dall’Istituto Italiano della Cultura. Tramite una serie di donazioni realizza una propria rete mondiale di gallerie denominata da lui stesso ‘Magreen Gallery’ le cui opere sono state collocate in istituzioni pubbliche e private eliminando così ogni sorta di gestione e controllo personale sui propri lavori. Progetta l’ onda Contemporary Art Museum per permettere ad artisti di calibro internazionale di costruire il proprio spazio permanente e di dialogare con il rapporto tra loro stessi e l’eternità. Preveggenza e simbolo del ‘nulla eterno’ questo progetto  rappresenta  il crollo e la rinascita dell’era moderna.

Le sue opere sono attualmente presenti nelle collezioni permanenti più importanti al mondo: The British Museum (Londra), MOCA (Los Angeles), Stiftung Museum Kunst Palast (Dusseldorf), Spazio Oberdan (Milano), Staatliche Kunstsammlungen (Dresda), Musèe des Beaux Arts (Lione), Galleria Civica di Arte Contemporanea (Trento), CAM Casoria Contemporary Art Museum, Pontificia Academia Scientiarum (Città del Vaticano) , The State Hermitage Museum (San Pietroburgo)

Sito: http://www.magrin.it

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