La Cina e l’Europa. L’arte e la scrittura

Dong Chun

 


Oggi, allora, è la seconda scoperta della Cina per l’Occidente. Alcuni credono che il “pericolo giallo” ritorni, perché la Cina è divenuta più potente sul piano economico. “La Cina ci mangerà?”. Ci sono molte cose all’avvio. Ci sono altri che dicono che in Cina ci sono, dappertutto, problemi per i diritti dell’uomo, problemi della democrazia, non si rispetta questo, non si rispetta quello. Io non sono una politica, io sono cinese, io vivo in Europa. Vi posso dare una risposta? Non credo. Sono questioni personali, ma credo che l’Occidente non deve aver paura della Cina, la Cina è per forza confuciana, cioè come dice il nostro grande saggio Confucio, il più grande saggio, il nostro profeta, lui dice che è per la “grande comunità”. In questa grande comunità, in questa casa dell’umanità, in quest’arca di Noè tutti si considerano come fratelli. Credo che il nostro dovere sia di comprendere una cosa: la Cina è un altro mondo, la Cina non appartiene al mondo occidentale, è certo: sono due mondi e rimangono differenti. La Cina è la Cina e l’Europa è l’Europa. Dov’è l’uscita, dov’è la soluzione? Bisogna pensare al passato, bisogna pensare alla lezione dei missionari. Come fare? La sola soluzione è incontrarsi, guardarsi, parlare, discutere, cercare di comprendere l’altro. È la ragione per cui mio marito e io abbiamo accettato di lavorare con il signor Verdiglione per la Fondazione, di fare questi album che parlano dei pittori, certo, ma commentando, studiando, spiegando con il nostro sguardo, coi nostri occhi di orientali, vi diciamo che per noi, è così. Voi siete d’accordo? “No, non siamo d’accordo”. Voi siete d’accordo? “Sì, siamo d’accordo”. Si può sempre parlare, si può sempre discutere. È un modo per incontrarsi. A mio avviso, l’uscita si trova nell’incontro.

Vi posso portare un solo esempio: quando parliamo della pittura, noi abbiamo la pittura tradizionale cinese, voi avete i quadri, i quadri a olio. Voi dipingete con gli olii, noi dipingiamo con l’acqua, l’acqua, i colori. C’è una grande differenza: i cinesi sono abituati a guardare un bel quadro tradizionale con molto vuoto. Voi avete un quadro, potete vedere un paesaggio, un personaggio, tutto piccolo, perché l’uomo è piccolo davanti il cielo e nella natura. A fianco avete molto bianco, nient’altro che bianco. Da voi, invece, guardate i vostri quadri, tutto è pieno: voi mettete del colore dappertutto, dappertutto, bisogna che sia pieno. Questa è una grande differenza per ammirare un quadro. Per noi è tutto pieno, ma perché? Non ci lascia respirare. E per voi, voi dite che è della carta bianca, ma perché? Ma, molto semplicemente, è perché noi cinesi siamo per forza influenzati dal taoismo. Nel taoismo si dà un posto molto importante al vuoto. Quello che è vuoto, per noi non è vuoto. Quello che è vuoto è il contrario del vuoto, cioè il vuoto riempie.

Questo può apparire un po’ paradossale, ma è questo vuoto che dà l’occasione, la possibilità di meditare; voi riflettete, voi meditate e ci si sente grandi, ci si sente in relazione con il cielo, con la natura. Il grande scultore francese Mayol, il cui museo si trova a Pechino, il Museo Mayol, fece dei vasi, cercò per molto tempo e disse: “Ho cercato per lungo tempo di dare uno spirito, di dare un’anima alla mia opera.”. Un giorno ha detto: “Che meraviglia il taoismo”, perché nel libro del taoismo, Lao Tze, che è il fondatore del taoismo, dice che il vuoto del vaso è il centro dell’opera, è il vuoto che dona una vita a quell’opera. Allora, Mayol ha scoperto questo e ha detto: “Ho capito”. Questo non è che un esempio, questo per dirvi che questo incontro tra Oriente e Occidente non è facile, non è per nulla facile e, facendo questo lavoro, noi abbiamo fatto quattro volumi, la mia difficoltà è stato il confronto.

Molte difficoltà a confondere, all’inizio, perché? Per esempio, nella raccolta che abbiamo ora terminato e che riguarda l’opera di Ambrosino, questo quadro si chiama Alba a Cuma. Cuma è il nome del suo paese natale. Per lui questa è l’alba, è l’aurora, il levarsi del sole. Per un asiatico questo non viene inteso così. Per noi, l’alba è, che cosa? Il grande poeta Li Pae, parlando del levarsi del sole, ha detto: Ho passato la notte nel tempio della cima – la cima di una delle grandi montagne in Cina – ho alzato la mano per accarezzare le stelle e in silenzio ascolto il dialogo degli abitanti del cielo per non disturbarli. Allora è questo, perché i cinesi amano salire sulla montagna e assistere al levarsi del sole. Così, in questo modo, tutto è calmo, non c’è nulla, mentre dall’altra parte è tutto pieno, c’è molto colore. Posso dire che questo non è un bel quadro? No, io cerco di comprendere perché Ambrosino con molto, molto colore messo insieme ha creato un’emozione. Quella emozione l’ha espressa nel suo quadro. Allora, questo è il suo modo di vedere le cose; il mio modo di vedere le cose è un altro. Credo che sia molto arricchente per le persone di due civiltà incontrarsi.

 

Conferenza con dibattito degli scrittori cinesi Shen Dali e Dong Chun. Interventi di Monica Balbinot, assessore alla cultura del Comune di Padova, Ruggero Chinaglia, psicanalista, Giorgio Segato, critico d’arte. Sala degli Anziani di Palazzo Moroni, Padova. Con il Patrocinio del Comune di Padova. 19 luglio 2006

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